allattamento al seno materno
POTRO' ALLATTARE AL SENO MIO FIGLIO NATO CON LA LABIOPALATOSCHISI?
La possibilità di allattamento al seno materno
è da mettere in relazione alle diverse forme di labiopalatoschisi. In
alcune forme di schisi del labbro o nelle schisi di una piccola parte
del palato (il palato molle, cioè la porzione prossima all’ugola)
verifichiamo che è possibile l’allattamento al seno, perché il neonato
riesce ad afferrare il capezzolo materno e ad esercitare la corretta
spremitura. In questi casi l’allattamento è favorito da un capezzolo
materno di adeguate dimensioni e ben prominente. Nelle
labiopalatoschisi complete e nelle schisi ampie del palato
l’allattamento al seno può presentare alcune difficoltà. Normalmente il
bambino deve introdurre la giusta quantità di latte in un tempo
relativamente breve e senza grande sforzo. Quando è presente una
labiopalatoschisi completa, invece, il neonato non riesce ad introdurre
la giusta quantità di latte, perché fa molta fatica a poppare; infatti
esiste una comunicazione non fisiologica tra bocca e naso, che non
consente di creare, durante la suzione, una pressione negativa, che
favorisca la fuoriuscita di latte dal capezzolo; la lingua spinge il
capezzolo materno verso la schisi (il buco) e non verso il palato, il
piccolo si stanca facilmente, perché i suoi sforzi non sono molto
produttivi e si addormenta. Il risultato è una scarsa crescita
ponderale. Una situazione analoga si manifesta anche nel caso di
un’ampia schisi del labbro, in cui il bambino non può afferrare
correttamente il capezzolo materno tra le labbra e il sistema di
suzione diviene insufficiente. Il ritmo di alimentazione può inoltre
essere turbato da un eccesso di aria presente nella bocca e
successivamente ingerita. In genere, quindi, in base all’esperienza
clinica del gruppo torinese, si assiste ad una fase iniziale di
nutrizione al seno difficoltosa, cui segue spesso la decisione di
passare all’uso di biberon con tettarella più lunga (mentre,
ovviamente, può sempre essere utilizzato il latte materno raccolto con
il tiralatte). Non è da scoraggiare in assoluto il tentativo di
attaccare al seno il neonato con una labiopalatoschisi, perché questo
gesto non ha soltanto una funzione alimentare, ma anche affettiva
profonda. E’necessario, però, che i genitori siano consapevoli delle
reali possibilità in base al tipo di schisi. DECALOGO DELL'ALLATTAMENTO DEL NEONATO CON LABIOPALATOSCHISI 1) la posizione del neonato durante l'alimentazione è importante, va preferita la stazione seduta o semi-seduta; 2)
la scelta e il tipo di biberon e di tettarella vanno personalizzati in
base al tipo di schisi e alla condizione cliniche del bambino, secondo
le indicazioni del medico di riferimento; 3) la tettarella del
biberon deve essere morbida e con un foro nè troppo grande nè troppo
piccolo e comunque tale da non consentire la fuoriuscita di latte
spontaneamente o per semplice gravità quando il biberon viene
capovolto. Può essere utile praticare nella tettarella una incisione a
croce ("criss cross cut degli autori anglosassoni) per facilitare il
deflusso del latte durante la suzione; 4) il flusso di latte deve essere indirizzato verso il mento e non verso il faringe (la gola); 5)
la poppata non deve durare troppo a lungo in quanto può affaticare il
neonato. Il tempo ideale è di 30 minuti e non vanno superati i 45
minuti; 6) è utile rimuovere il biberon dopo una o due suzioni
(in relazione alla tolleranza individuale) per non riempire
eccessivamente la cavità orale e consentirne il fisiologico svuotamento
per deglutizione; 7) la mamma dovrebbe acquisire la manualità
necessaria per queste operazioni prima che il neonato sia dimesso dalla
nursey, in modo da essere già autonoma nell'ambiente domestico; 8)
è utile che altri familiari, oltre alla madre, siano capaci di
alimentare il neonato, per evitare un eccesso di responsabilizzazione
della madre; 9) il neonato deve comunque acquisire la quantità
di latte necessaria dal punto di vista calorico e nutritivo per
garantire il suo accrescimento, che va tenuto sotto stretto controllo
sia in ambito familiare che clinico (ogni 2-4 settimane); 10)
non esistono regole generali applicabili per tutti i neonati; vanno
attentamente e con grande pazienza ricercate le condizioni ideali per
quel determinato individuo in quelle determinate condizioni.

